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LA DEVOLUZIONE A FERRARA: LA FORTEZZA PONTIFICIA




veduta aerea del quartiere giardino nel secondo dopoguerra, si intravede tutta l area della fortezza pontificia 
Il Rione Giardino sorge a sud-ovest della città, nello spazio delimitato da importanti arterie viarie come Via Darsena a sud, Corso Isonzo ad est, Viale Cavour a nord e Via San Giacomo ad ovest. Quest’area, fino al 1859, era occupata dalla Fortezza Pontificia, che per due secoli e mezzo
fu il simbolo del potere e del dominio della Santa Sede dopo la devoluzione della dinastia estense, che avvenne alla morte del duca Alfonso II, nel 1597. La fortificazione fu voluta da Papa Clemente VIII per difendere la nuova provincia pontificia dai nemici interni e esterni. Infatti tre dei cinque bastioni difensivi erano rivolti verso la città. Per la costruzione della Fortezza, furono rasi al suolo interi quartieri, tra cui l’antico Borgo Superiore nato nel medioevo attorno al Castel Tedaldo, la delizia del Belvedere, e lo stesso Castel Tedaldo. In una trentina d’anni nacque una delle strutture difensive più moderne d’Europa. Al progetto lavorarono i migliori architetti e maestri di ingegneria militare del tempo, che terminarono il lavoro nel 1631 sotto il pontificato di Paolo V. La cittadella militare, ospitava un migliaio di persone tra soldati, ufficiali, maestranze e addetti al vettovagliamento.La vita si svolgeva attorno alla Piazza d’Armi, dove oggi sorgono lo stadio e l’acquedotto comunale, ed era dominata dall’imponente statua in marmo di papa Paolo V.
I bastioni “a punta   di freccia” erano circondati da una larga fossa che, in caso di necessità, poteva essere allagata dalle acque del Po di Volano mediante un sistema di chiuse. Gli accessi al forte erano muniti di ponti levatoi e protetti da rivellini che schermavano il tiro dell’artiglieria nemiche. Dell’intera Fortezza, oggi rimangono solo i due bastioni di S. Paolo e S. Maria.
Pianta della fortezza pontificia 

La fortezza non fu mai amata dai cittadini, in quanto vista come simbolo di arroganza nei confronti del popolo, infatti all’indomani dell’Unità d’Italia, nell’estate del 1859 e con l’arrivo della polvere da sparo da Bologna, vennero demoliti i tre bastioni rivolti verso la città, mentre quelli esterni vennero inglobati nella cerchia muraria. Solo nel 1914 iniziarono i lavori di riqualificazione dell’area della Fortezza. Sui bastioni sopravvissuti alla demolizione di fine Ottocento e alle bombe della seconda guerra mondiale, nel 2002 è stata collocata la statua di Paolo V. Fino alla seconda guerra mondiale la statua si trovava ancora al centro dell’antica Piazza d’Armi, ma se ne persero le tracce dopo i bombardamenti che colpirono Ferrara nell’inverno del 1944. Fu ritrovata nel
1949, durante la costruzione delle nuove strade del quartiere dell’acquedotto a due metri di profondità,interrata a causa dello scoppio di una bomba ma ancora intatta. Oggi si trova al centro dei bastioni della fortezza pontificia a ricordo e memoria del passato.

Paolo V al centro di Piazza D'armi nella ex fortezza 

FERRARA CITTÀ DELLE STELLE: CAMMINANDO NELLA COSTELLAZIONE DI ERCOLE

la costellazione di ercole ricalca perfettamente i monumenti estensi 

Ercole I duca di Ferrara, dopo la morte di Borso (1471) che aveva attuato il buon governo e aveva lasciato i memorabili dipinti di Palazzo Schifanoia,volle imitarlo, e si propose di dare alla città una nuova e grande impronta: un disegno urbano riconoscibile e carico di significati celebrativi della casata Estense. Egli coinvolse nel progetto non solo l’architetto di corte Biagio Rossetti, ma
anche Pellegrino Prisciani, raffinato cultore e docente di astrologia, segretario e confidente del Duca. La ricerca di geometrie legate alle stelle e alla numerologia non era cosa rara, dato il forte interesse nel passato all’alchimia e al ricercare un'armonia con la natura, con le forze celesti, e quindi con Dio.
I progetti si avviarono nel 1484, al termine della Guerra del Sale (1482-84), che vide l'assedio di Ferrara da parte della repubblica di Venezia:
uno degli scopi era anche il rinforzo del sistema difensivo delle mura urbane verso nord. Si ritiene che il contributo del Prisciani sia stato di decisiva importanza: il suo disegno, che gli storici hanno chiamato il “Tipo del Prisciani”, ed è orientato con il sud verso l'alto come era convenzione consolidata a quei tempi, contiene tutto il pensiero e tutta la realtà della nuova grande addizione della città. Rossetti ha “disegnato” l’idea di Prisciani e ha progettato in seguito i punti di forza del grande disegno, cioè i luoghi distinti
e indimenticabili che hanno dato sostanza urbana al progetto della città nuova nel suo complesso. Nel disegno della grande operazione urbana si rivela una sinergia straordinaria fra Prisciani e Rossetti. Il cuore del grande disegno urbanistico è il Quadrivio: oggi è l'incrocio di Corso Ercole I d'Este, asse
Sud-Nord che include e prolunga la congiungente del Castello Estense col Palazzo dei Diamanti fino alla Porta degli Angeli, con l’asse Corso Porta Po - Corso Biagio Rossetti - Corso Porta Mare, chiamate all’epoca via dei Prioni e via degli Equinozi, che corre da Ovest a Est collegando Porta Po e Porta a Mare
presso i bastioni delle mura. In corrispondenza del Quadrivio andrà edificato il Palazzo dei Diamanti, come completamento del Castello Estense: il palazzo sarebbe divenuto la residenza di Sigismondo, fratello di Ercole a cui spettava Il "quadrato astrologico" sovrapposto al Tipo governare il Ducato quando questi era assente. Il Palazzo dei Diamanti ha un ruolo fondamentale nell’addizione: esso, e soprattutto il diamante vero che dovrebbe essere nascosto all'interno del suo perimetro, coincide con il “medium coeli” relativo a Ercole I: in astrologia è questo il punto più alto del cielo rispetto ad un determinato luogo al momento della nascita di un individuo, fondamentale per determinarne il cosiddetto “tema natale”, cioè una rappresentazione dell'immagine sociale, della carriera, dei successi, degli obiettivi, e delle ambizioni di quella persona. Proprio a questa celebrazione del sole di Ercole al suo Zenith avrebbe ispirato Biagio Rossetti nella costruzione della corazza argentea di bugne a forma di diamante da apporre alle pareti del Palazzo, destinate ad essere, per sempre, nell’arco della giornata, contenitori di luce. Il “quadrato astrologico” (lo strumento con cui gli studiosi degli astri elaboravano i temi di natività) nel suo disegno sembra inoltre aver suggerito anche l'andamento delle nuove mura verso nord: la sovrapposizione della figura del quadrato alla La costellazione di Ercole sovrapposta alla pianta della città di Ferrara planimetria della città disegnata da Pellegrino Prisciani rivela come nacque il disegno del tracciato delle mura erculee. Infine, la stessa collocazione degli altri luoghi monumentali della città, esistenti (Castello, Porta Paola, chiesa di S. Marco e S. Domenico, Castel Tedaldo) e da costruire nell’addizione (Palazzo Diamanti, chiese di S. Benedetto, S. Cristoforo, Torrione del Barco, Punta della Montagnola), testimonierebbe l’ispirazione “astrologica” dell’opera urbanistica: la rappresentazione della costellazione di Ercole celebra il governo di Ercole I come specchio del cielo.

L 'ANGOLO DEI 4S (SIAMO SEMPRE SENZA SOLDI!)


Da sempre  citato nella toponomastica locale, l’angolo (cantòn in ferrarese) dei quattro esse è l’intersezione di quattro vie: corso Martiri della Libertà, corso Cavour, corso della Giovecca e via Borgo dei Leoni; Ma da dove viene questo curioso soprannome?
Ebbene, in questo incrocio, dove si trovavano e si trovano tutt’ora svariati locali e osterie, si radunavano un tempo tutti gli universitari il cui slogan era “Siamo Sempre Senza Soldi!”. Da questa frase si è poi passata alla abbreviazione 4S, prendendo le iniziali delle quattro parole, e che quindi in seguito, negli anni è diventato uso comune darsi appuntamento qui con la mitica frase “Ci troviamo ai 4S!”. Curiosamente, Ferrara non è la sola città dove esista un “cantòn dei quàtro esse”: anche Treviso ne ha uno, proprio davanti a quella Piazza dei Signori celebrata nel famoso film di Pietro Germi “Signore e signori”, e anche l’origine del nome è più o meno la stessa: “Sèmo Studenti Sensa Schéi”.

LE ORIGINI DI FERRARA : DAL CASTRUM BIZANTINO ALLA CORTE ESTENSE


primo nucleo di Ferrara 

Verso la fine del VI secolo un Castrum del sistema difensivo bizantino, voluto dall’esarca di
Ravenna Smaragdo, si insediò sulla riva sinistra di quello che allora era il corso principale del
Po, all’altezza  della biforcazione tra i rami di Volano e di Primaro. Nel 644, il vescovo di origine siriaca San Maurelio (le cui reliquie sono oggi custodite nel Monastero di San Giorgio degli Olivetani a Ferrara) a causa delle continue invasioni barbariche che devastavano la sede vescovile di Ricostruzione ideale dell’antico aspetto della “punta di San Giorgio” - Sec. XVI Voghenza, decise di spostarla da lì al Borgo San Giorgio, situato sulla riva destra del fiume Po che allora scorreva più a sud, proprio in corrispondenza del Castrum bizantino che si trovava sulla riva opposta, a nord. Il borgo costituì il primo insediamento abitato di “Ferrariola”, sull’isola di San Giorgio, mentre il Castrum è stato individuato nella zona di Porta San Pietro: in corrispondenza dell’antico presidio, il perimetro dell'impianto viario odierno disegna un ferro di cavallo.
Il nome “Ferrara” fu ufficialmente impiegato per la prima volta nel 756/7, sia nel Liber Pontificalis della Chiesa Romana che nel Codex Carolinus, in due passi paralleli che si riferiscono allo stesso episodio. Il re longobardo Desiderio aveva promesso a papa Stefano II la restituzione alla Santa Sede di Faenza, Imola, Bagnacavallo, Gavello e del ducatus Ferrariae, e il pontefice ne scrive a Pipino il Breve re dei Franchi (il padre di Carlo Magno), perché gli si renda giustizia da parte dei Longobardi, ma anche dei Bizantini. Se ne ricava che tutte queste civitates, appartenenti originariamente all’Esarcato ravennate, dovevano essere state conquistate tra il 750 e il 751 dal re longobardo Astolfo. Il dominio longobardo fu comunque breve, perché nel 774 Pipino il Breve, sconfitti i Longobardi, donò il “Ducato di Ferrara” a Papa Adriano I. Nel 984 Ferrara divenne feudo di Tedaldo, conte di Modena e Canossa, e nipote dell'imperatore Ottone I. La città mantenne tuttavia un governo liberale, al punto che Matilde di Canossa, nel 1101, dovette ricorrere alle armi per riprenderne il potere. Nel frattempo, Ferrara si era sostanzialmente organizzata in forma di comune, retto da capitani e consoli. In quell’epoca, le famiglie degli Adelardi e dei Torelli, guelfi di origine bulgara gli uni, ghibellini di origine bolognese gli altri, iniziarono a contendersi la supremazia del comune. Nel 1158 l’Imperatore Federico Barbarossa occupò Ferrara, e la mantenne soggiogata fino al 1164, anno in cui Guglielmo II Adelardi (ricordato come fondatore della Cattedrale di Ferrara, nel 1135) sottomise la città alla
Lega Lombarda. Morto Guglielmo nel 1184, assunse il potere sua nipote Marchesella, moglie di Azzo VI, marchese d’Este. Nel frattempo, i Torelli non recederono dalle loro intenzioni: estinti gli Adelardi, cominciarono a contendere il primato agli Este, fino a quando nel 1213, morto Azzo VI, suo figlio Aldobrandino I e Salinguerra Torelli si accordarono per governare la città congiuntamente. L’estense morì appena due anni dopo in circostanze poco chiare (probabilmente avvelenato) e gli successe il fratello, Azzo VII (detto Azzo Novello) di soli 10 anni di età, sotto la tutela della madre Alice d'Antiochia. Nel 1222, la famiglia Torelli, approfittando del momento di debolezza degli Este, che erano impegnati anche contro l’imperatore Federico II nelle campagne militari del nord Italia, riconquistò il potere a Ferrara. Tuttavia, quando nel 1239 Federico II si ritirò sconfitto nel sud Italia, Azzo VII tornò a Ferrara con desiderio di vendetta. Nel 1240 Azzo, alleatosi con Venezia e col Papa Gregorio IX, cinse Ferrara d'assedio e, invitato SalinguerraII Torelli a firmare la pace, lo fece catturare con l’inganno (episodio del “Fondobanchetto”) e trasportare a Venezia dove morì nel 1244.
Da quel momento iniziò il dominio della famiglia d’Este su Ferrara, che ha lasciato tra i segni più tangibili la costruzione del Castello Estense (1385), la realizzazione delle difese a nord della città (1386) e la fondazione dell’Università (1391). Nel 1451, si ebbe un ulteriore ampliamento della città a sud che incluse un tratto dell’alveo fluviale abbandonato. Nel 1492, con Ercole I d’Este, venne commissionato all’architetto Biagio Rossetti un riordino della città, verso il settore di nord-est, la cosiddetta “Addizione Erculea”, che raddoppiò il perimetro delle mura, facendo loro assumere l’attuale forma trapezoidale. Ferrara ebbe il momento di massimo splendore nel periodo rinascimentale, quando assunse quelle caratteristiche che l’avrebbero resa famosa in tutta Europa.
Oggi, Ferrara può vantare un’alta qualità della vita, data da una realtà vivace ricca di splendide mostre d’arte, di una raffinata stagione concertistica e varie manifestazioni sportive e culturali, tra cui la prima kermesse internazionale dei musicisti di strada (Buskers Festival) e il più antico Palio d’Italia.

Foto e contenuti pubblici

1983:CON IL FOSSATO VUOTO, IL CASTELLO DIVENTÓ LA SPIAGGIA DI FERRARA




Correva l' anno  1983 e il Comune di Ferrara svuotò il fossato del Castello per rimuovere lo strato di melma accumulatasi sul fondo. Chiuso il canale di collegamento col Po di Volano, parte dell’acqua defluì verso la rete fognaria; il resto fu dragato con l’ausilio di pompe idrovore. L’operazione durò alcune settimane e divenne un’attrazione irresistibile per centinaia di “umarél” che si radunavano quotidianamente attorno al fossato (“umarél” è il nomignolo ferrarese affibbiato al pensionato di sesso maschile che sindaca e dà consigli non richiesti agli operai dei cantieri pubblici). Liberata la fossa dall’acqua e dai pesci, che furono tutti pescati e portati in una riserva naturale ad Aguscello, cominciarono gli scavi. La prima escavatrice affondò nella melma ancor prima di entrare in azione, rendendo così necessario l’allestimento di un sistema di zattere e pontili per garantire la stabilità ai mezzi. Finalmente operative, le benne rimossero dal fossato quintali di malta e una montagna di oggetti di ogni tipo: vasi, monete e vecchi reperti bellici del secondo conflitto mondiale, oltre ovviamente a centinaia di biciclette! 
All’epoca dei lavori di svuotamento, alcuni goliardi scesero sul fondo per piantare un ombrellone e un cartello con la scritta “Lido Estensi”, mentre durante i campionati mondiali di calcio del 1982 e del 2006, diversi tifosi celebrarono la vittoria della nazionale italiana tuffandovisi dentro.  
Un fantasioso signore, tal Romano Lisandri, noto clochard e ospite regolare del carcere cittadino, viene ricordato per le sue esilaranti esibizioni di tuffo nel fossato: il simpatico mattacchione si lanciava a capofitto nel fossato, stringendo nella mano l'immancabile saponetta per le abluzioni!
A chi volesse visitare il vallo allagato del Castello in modo originale (senza tuffarcisi dentro, però!) consigliamo la visita in barca del fossato che consente di ammirare il monumento da un punto di vista insolito e privilegiato. Vi si accede da P.zza Savonarola nelle giornate di sabato e domenica e nei giorni festivi ogni 30 minuti dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 15,00 alle 18,00.
Fonti: 
https://www.listonemag.it 
http://www.ferraraterraeacqua.it/it/ferrara/scopri-il-territorio/itinerari-e-visite/visite-guidate/visita-in-barca-nel-fossato-del-castello-estense
Foto e contenuti pubblici.

LA DEVOLUZIONE A FERRARA: LA FORTEZZA PONTIFICIA

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